“Non devi perdere la pazienza, sai che è malato” dice la cugina che passa a trovare gli zii un’ora una volta all’anno
“Ah, io se fossi in te lo porterei in una clinica privata, per stare più tranquilla…” dice l’amica che non ha mai dovuto chiedere prestiti ai parenti per coprire la retta della struttura
“Devi fartene una ragione, tua mamma non è più lei” dice la vicina a cui mamma e papà tengono i figli ogni pomeriggio
“Io non potrei mai prendermi una badante in casa la notte” dice il collega di lavoro, che ogni mattina arriva in ufficio fresco e riposato come una rosa
“Guarda che non dovresti fare cosi…” dice la cognata che abita a 500 km, telefona una volta ogni due mesi e probabilmente non sa nemmeno come si scrive Alzheimer
“Ma perché non esci mai con noi! Ci manchi!
” scrivono le amiche in chat che però non hanno mai cambiato di una virgola i loro piani serali da quando tu non sei più disponibile come prima

“Se hai bisogno chiama…” dicono i parenti che però non ti chiamano mai per primi per sapere se hai bisogno
“Ricordarti che devi anche riposarti, sennò scoppi…” dicono al lavoro, dove hai finito tutti i permessi e tutte le ferie già a metà anno
“Signora, mi raccomando si faccia aiutare” dicono al centro medico, dove per un colloquio con lo psicologo c’è una lista d’attesa di due mesi
.
.
…quando hai un familiare ammalato di demenza parenti e amici ti dicono tante cose.
Sembra incredibile eppure ne sanno sempre tutti un po’ più di te. 





.


.


.
Prendersi cura di un malato è un po’ meno dura se accanto a te le persone si sforzano di capirti